1 dicembre, casella n.1 da aprire e dietro troviamo lui: Enzo Miccio, il re dei matrimoni e degli eventi. Come festeggerà lui che ogni giorno organizza feste da sogno, immagina fantastiche scenografie per rendere magico il giorno di una coppia e non solo? Scopriamolo insieme e ascoltiamo la sua parte più intima, privata, quella della famiglia, dei ricordi, delle radici e delle emozioni. Ecco il Natale dei Ricordi di Enzo Miccio.

 

Come trascorrerai il tuo Natale?

Rigorosamente a casa di mia mamma (quest’anno in realtà qualche giorno prima perché poi trascorrerò il periodo da Natale a Capodanno all’estero insieme al mio compagno).

A Natale si lavora o ci si riposa?

Sono diversi anni che mi sono imposto di non lavorare a Natale. Ci sono stati anni in cui mi facevo tutti i natali e capodanni all’interno di alberghi o a organizzare veglioni. Non ho più l’età e lavoro davvero tutto l’anno. Se non mi fermo nemmeno in questo periodo dell’anno… Dal 2 gennaio sarò poi di nuovo in pista.

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Il tuo Natale in famiglia com’è?

Superclassico. A casa mia il Natale e la Vigilia si trascorrono attorno ad un tavolo. La famiglia, i nipoti, i regali, il cibo… Avendo quattro nipoti poi c’è una magia unica, grazie a mia mamma che li vizia in ogni modo, mio zio che arriva da Milano come Babbo Natale… Passiamo ore a scartare i regali, poi si mangia. Devi sapere che a Napoli quando dico che si mangia, si mangia sul serio! Tanto da farmi innervosire! Quando è troppo è troppo. Non so quanti antipasti, brindisi, appetizer…

Cosa si mangia quel giorno a casa tua?

Ci sono tutti, tutti quelli della tradizione. Non ce ne facciamo mancare nemmeno uno. Anche se poi è troppo e non si mangia mia mamma non rinuncia a mettere sulla tavola nulla che non voglia la tradizione: dalle scarole legate al capitone, dall’insalata di rinforzo agli spaghetti con le vongole…

I dolci?

Dalla pastiera ai roccocò al cioccolato fino ad arrivare alla cassata glassata.

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Com’è il tuo Natale dei ricordi?

Mio padre che arrivava dal lavoro e si occupava degli antipasti, i profumi della cucina, il salone di mia mamma che si apriva nelle occasioni importanti. E’ il ricordo della convivialità.  In auto io e mio padre andavamo a prendere tutti, nonni, zii, e arrivavamo a casa ed eravamo tanti, tantissimi. Una parola: la famiglia, allargata, allargatissimo e alla fine ci ritrovavamo in venti a tavola.

Si apriva il salone delle feste della vecchia casa dove non abitiamo più, con questo enorme tavolo di legno, marmo nero a terra, un’enorme specchiera dorata sopra il buffet e mia mamma che tirava fuori il servizio buono, le tovaglie ricamate… Lei apparecchiava, mio padre preparava gli antipasti, arrivava la zia con il sugo che solo lei sapeva fare in quel modo, la nonna con un’altra cosa ancora… Mettere insieme tutti i pezzi e poi sedersi a tavola. Iniziavamo alle sei e a mezzanotte eravamo ancora lì con la frutta secca. Poi qualcuno si alzava e diceva che aveva fatto le castagne, anche se alla fine non le mangiava nessuno tanto eravamo sazi, e infine l’immancabile giro di tombola con le bucce dei mandarini. La zia, la famosa zia Luisina, che urla un ambo che è stato fatto mezz’ora prima e tutti a ridere.

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Presepe o albero?

Entrambi, però soprattutto presepe. E’ diventato sempre più grande, si è allargato nel corso degli anni, ma la capanna è rimasta sempre la stessa da quando ero un bambino. Con la cartapesta facevamo le montagne, ogni anno arrivava una casetta nuova da aggiungere, però la capanna è sempre stata quella, con il carillon con i tre magi che girano. E poi il bambinello che si metteva il 24 notte.

Qual è il regalo che ti piacerebbe trovare sotto l’albero?

Ho paura di cadere nella retorica, ma sto davvero bene e sono soddisfatto così.

 

 

 

 

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