Il giorno è arrivato e la curiosità che per mesi è rimbalzata di bocca in bocca, di penna in penna tra giornalisti, critici e addetti al settore trova ora soddisfazione. Ieri mattina l’inaugurazione per la stampa con il Sindaco Giuseppe Sala e oggi si apre ufficialmente al pubblico. Carlo Cracco ce l’ha fatta: a dispetto di chi scettico credeva l’impresa impossibile, o di chi con un pizzico di invidia sperava in una débâcle, lo chef più amato d’Italia, con un filo di eccitazione mista a gioia in quel sorriso genuino e sincero e con lo sguardo di chi ancora dopo tanti successi sa emozionarsi davvero, ha fatto centro e nel vero senso della parola.

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Il ristorante in Galleria Vittorio Emanuele è infatti la realizzazione di un sogno, quello che per anni ha portato dentro di sé e che ha condiviso e coltivato passo passo con la moglie Rosa Fanti. Un sogno nato dalla sua passione per la cucina, dall’intuizione di una sfida che per molti è sembrata all’inizio impossibile e a tratti folle, ma soprattutto un sogno realizzato grazie all’impegno, al duro lavoro e al talento di un fuori classe.

Sì perché diciamocelo l’apertura di Cracco in Galleria è un evento eccezionale per lui, per il mondo gourmet, per la città di Milano ma è soprattutto la prova (e oggi come oggi ce n’è un grande bisogno) che chi ha un sogno e lavora per esso con tutto se stesso, con quell’estro che a volte è follia, con uno sguardo visionario nei confronti della realtà, riesce nell’impresa.

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Quante notti in bianco, quante ore a meditare su ogni singola scelta, quanti attimi di dubbio o addirittura di sconforto verso i tanti permessi da chiedere, le regole da rispettare, i detrattori là sempre dietro l’angolo ad aspettare un passo falso mai arrivato… e poi quante parole e silenzi con Rosa, compagna di vita e di lavoro, uniti da quell’amore profondo che si alimenta di sogni.

E ieri il traguardo l’hanno tagliato insieme Carlo e Rosa davanti ad un parterre di giornalisti affamati di curiosità e di notizie da scrivere e raccontare sull’apertura più attesa in città. Non ricordo una simile eccitazione per un ristorante, ma in questo solo i grandi riescono. Ospite d’eccezione dell’opening l’amico e socio, Lapo Elkann.

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In conferenza stampa poche parole moderate dal conduttore Fabio Fazio tra qualche indicazioni sulle scelte architettoniche e l’emozione di trovarsi in uno dei luoghi simbolo di Milano, ora in una nuova veste, che come ha detto il sindaco Sala “è la realizzazione di un grande lavoro che restituisce ai cittadini il suo salotto più bello, la Galleria dei milenesi”.

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Ed è realmente un meraviglioso salotto il nuovo ristorante Cracco: cinque piani tutti da scoprire e che sono un giro d’orologio dell’alta ristorazione. Sì perché qui i milanesi e non solo potranno deliziarsi con la prima colazione al piano terra, l’eccellenze del ristorante, una magnifica cantina ed infine un salone privato per feste, eventi ed esposizioni.

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Dal lavoro meticoloso e di altissimo pregio dello Studio Peregalli torna a nuova vita uno spazio di prestigio che fa parte della storia della città, ma che grazie agli interventi e alle scelte operate da Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli viene esaltato in ogni suo singolo dettaglio. Non vi è nulla lasciato al caso, ma tutto è inserito in un contesto squisitamente casa, senza essere opulento in maniera esagerata. E’ una casa, bellissima, lussuosa ed esclusiva che però fa stare bene l’animo, accoglie con garbo (lo stesso che le maniere di Carlo Cracco e sua moglie hanno con ogni loro ospite e verso la vita stessa) e soprattutto emoziona.

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Il grande bancone del bar all’ingresso risalente alla fine dell’800 e trovato a Parigi, la carta da parati dipinta a mano, i grandi specchi anticati e infine il restauro dell’affresco originale della sala Mengoni all’ultimo piano: tanti piccoli dettagli che rendono unica questa location dove gli occhi trovano appagamento, il cuore l’emozione delle pietanze e dove lo sguardo oltre le grandi finestre si commuove nel vedere la grande bellezza di Milano, quella che noi milanesi troppo spesso ci dimentichiamo e che invece da qui sarà possibile riscoprire.

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Anche per la mise en place l’attenzione per il dettaglio e l’eleganza non sono stati trascurati: a campeggiare sui tavoli ecco le bellissime porcellane realizzate appositamente per lo chef da Richard Ginori. Un omaggio all’architettura delle sale e alle cromie delle stanze che si susseguono l’una in fila all’altra.

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E per quanto riguarda il menù? La cucina sarà all’insegna della continuità con quella del ristorante in Via Victor Hugo. Non mancheranno quindi i classici a cui lo chef ci ha abituati negli anni: dall’insalata russa caramellata, al tuorlo d’uovo marinato, fino al risotto allo zafferano e midollo alla piastra e al rombo in crosta di cacao.

All’interno del bellissimo Fumoir (un vero e proprio gioiellino) sarà infine possibile assaporare proposte ad hoc come ostriche, spaghetti al caviale e selezione speciale Spigaroli.

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In occasione dell’anteprima stampa i giornalisti hanno potuto deliziarsi con un primo assaggio di quello che da oggi sarà possibile gustare all’interno del ristorante, come la sua interpretazione dell’ostrica Amélie “Fine de Claire Verte”, che lo chef ha scelto per il suo ristorante e che dopo Spagna e Francia conquista i palati esigenti degli italiani con le sue note uniche ed eleganti.

Per l’occasione eccola quindi proposta con latte al pepe, mozzarella e sale nero.

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Infine un plauso alla cantina: meravigliosa negli spazi e ricchissima nelle oltre 2000 etichette e 10000 bottiglie.

Da questa mattina insomma i milanesi si sveglieranno con un luogo in più da vivere, a partire dal caffè accompagnato dalla piccola pasticceria e dalle creazioni in cioccolato del pastry chef Marco Pedron, fino al pranzo e alla cena che di certo regaleranno un’esperienza unica.

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Buon lavoro a tutto lo staff (circa 60 persone) e ad uno chef che oltre ai piatti ci ha insegnato quanto è bello sognare e ancora di più a farlo in grande!

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