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“Sei felice?”

” Non molto e la cosa strana è che non so neanche il perché.”

E’ la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho visto il video pubblicato pochi minuti fa da Linus sulla pagina di Radio Deejay. Un addio ai lettori del suo blog, un saluto a tutti coloro che in questi anni hanno letto giorno dopo giorno il suo quotidiano, il suo intimo, i suoi stati d’animo. Quelli che in radio, durante la diretta con Nicola Savino, a fatica traspaiono perché celati sempre da quell’ironia, da quel sarcasmo, da quella voglia di divertirsi e divertire.

Dietro alla sua scrivania di Via Massena, dietro alle sue migliaia di matite colorate portate da ogni dove da amici e fan, Linus saluta i suoi lettori, quelli che hanno condiviso per mesi la vita a casa Linetti come direbbe simpaticamente Savino, dai momenti di svago coi figli, all’arrivo di Bruna, dalle imprese sportive alle riflessioni più intime.

Scrivere un blog è raccontarsi, aprire la porta di casa e far entrare chi sempre più spesso vuole vedere cosa mangiamo a colazione, come viviamo il nostro quotidiano, come ci relazioniamo con i nostri affetti. E’ un po’ il diario segreto che però si apre a tutti, al mondo, e che segreto così non lo è più. Ma chi lo scrive, fino al momento di cliccare Pubblica, si sente solo con sé stesso, si apre a quella schermata bianca, condividendo emozioni, sensazioni, paure, gioie e tanto altro.

Ecco perché mi è tornata subito in mente quella frase pronunciata da Linus pochi mesi fa, in chiusura della sua intervista. Seduti l’uno di fronte all’altra in quello stesso uffcio da dove ha registrato il video di oggi, dopo essersi raccontato a 360 gradi, passando dai ricordi degli inizi, fino ai grandi successi che lo hanno portato ad essere quello che conosciamo oggi, improvvisamente tutto si è fatto serio. Si è fermato il tempo.

E’ stata una mia domanda a far scattare quella riflessione. L’intervista era ormai finita, mancavano solo poche domande, e d’un tratto ecco suonare il cellulare. Era un altro giornalista. Lui gli disse di richiamarlo di lì a mezz’ora e fu in quel momento che mi balenò un pensiero in testo. Quante interviste, quante domande spesso sempre uguali, quante risposte ormai quasi meccaniche, e allora ecco che gli chiesi:

“Qual è la domanda che in quarant’anni di carriera non ti ha mai fatto un giornalista e che invece ti piacerebbe ricevere?”

Lui, sorpreso e sorridendo timidamente mi disse: “Rispondo citando un film: Chiedimi se sono felice.”

E io…

“Sei felice?”

“Non molto e la cosa strana è che non so neanche perché.”

Scriveranno commenti, articoli, riflessioni dopo questo tuo video, dopo l’annuncio della chiusura del tuo blog, cercando congetture, criticando, cercando di capire, arrovellandosi per cercare una qualche chiave di lettura, ma a me basta ripensare a quel pomeriggio, alle tue parole, all’intervista che finisce così tra l’emozione di una confessione che emerge dal profondo dell’animo, con uno sguardo d’intesa che fa capire ad entrambi che l’intervista è terminata e che la vita invece continua, che sia dentro o fuori da un blog. In una classica giornata autunnale milanese in cui la pioggia starà bagnando le grandi finestre dell’ufficio di Via Massena, tra cimeli, ricordi, impegni e matite, ecco il mio augurio per te. Oggi si chiude un blog e domani si aprirà la vita alla serenità. In fondo domani è un altro giorno.

 

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