Il potere logora chi non ce l’ha diceva Giulio Andreotti. Ora so che invece a logorarsi per il troppo potere e’ chi ne ha. Non c’è altra conclusione possibile altrimenti. Si perché se uno arrivato al l’apice della carriera e del successo non sa fermarsi, non sa più scegliere cos’è bene o male per se stesso, per quell’immagine costruita giorno per giorno, allora una spiegazione deve esserci. Il potere dev’essere proprio come un gas inebriante capace di intontire la mente e intorpidire i sensi, annebbiare la vista così tanto da non far vedere più l’immagine riflessa allo specchio. Si ciba di fama, di consenso, al giorno d’oggi di like più che di soldi, e fa fare cose oggettivamente controproducenti per se stessi e gli altri. E’ un teorema diffuso quanto quello di Ferradini: ad un certo punto il potere da’ alla testa e fa fare cose che in passato sarebbero state ritenute indecenti, amorali o prive di senso. Così come il politico, animato in gioventù dai più alti ideali e dal senso civico, diventa corrotto, ladro e si perde in un bicchier d’acqua, mandando a rotoli una carriera per una scappatella o una “bagatella” da bambino di sei anni, certo in cuor suo di essere scoperto prima o poi con le mani nella marmellata, succede anche a chi come me ha sognato di fare del “sacro” mestiere del giornalista la sua ragione di vita. Uno studia, si prepara, fa la gavetta partendo dal basso, si fa un mazzo che francamente in pochi realmente capiranno, e un giorno forse ( più in passato che oggi vista la svalutazione continua della meritocrazia) arriva a dire: ” Si ce l’ho fatta sono un giornalista”. Allora arrivano i primi lavori (ormai per anni fatti gratis a favore di un traguardo che prima o poi arriverà), i primi servizi, intervisti, articoli con la propria firma. Per chi sceglie la televisione le prime messe in onda con la propria voce o la propria faccia in primo piano, tra emozione ed euforia. Giorno per giorno un professionista della notizia costruisce la sua identità, la sua riconoscibilità, il suo valore fatto di fiducia che viene costantemente alimentata dai lettori o dal pubblico e di serietà. Ora se uno ha la fortuna di riuscire a racchiudere in se’ un’alchimia di fattori che abbiano successo e lo portino ad essere riconosciuto nell’intero Paese come un professionista serio, competente, mai sopra le righe e moralmente corretto nel raccontare i fatti e le persone che incontra , a diventare anche un esempio per chi aspira a diventare un giorno così come lui, a fare del proprio mestiere non solo una vocazione riuscita ma anche un lavoro ben pagato (cosa sempre più ardua), allora perché gettare tutto alle ortiche con una scelta che sembra a due poco autodistruttiva ? Forse e’ la vanità, la sensazione di essere arrivati la’ dove sempre meno gente riesce ad arrivare, quel senso di onnipotenza che in mezzo alla gente ti fa sentire un semi Dio, e che ti fa camminare a testa alta, a volte addirittura scordando da dove si è’ partiti. 

Più insidiosa della politica e’ la televisione, un girone dantesco che nella Divina Commedia oggi troverebbe certo una collocazione con i dannati intenti a correre dietro ad uno smartphone che scatta selfie che non verranno mai visti da nessuno e una telecamera pronta alla messa in onda che però trasforma chi gli sta di fronte in bestie senza il dono della parola. Mi sono chiesta tante volte perché uno, arrivato al successo sul piccolo schermo, dopo tanti anni non capisca quando e’ il momento di smetterla, di cambiare, di fare qualcos’altro. Vedo troppe persone rovinare quell’immagine all’inizio così fresca, divertente, competente diventando caricature di se stessi, immagini così esauste da stancare il pubblico, immemore ormai dei primi fasti di una carriera iniziata in maniera così radiosa. Succede allora che una giornalista che da bambina ammiravo per eleganza, garbo e rigore diventi qualcos’altro e sulla televisione della domenica pomeriggio si metta a ballare e cantare come fosse tra le sue quattro mura di casa. Perché a casa proprio tutto e’ concesso, anche stonare, andare fuori tempo o inciampare distrattamente sui tacchi, ma in TV, in quella scatola così ammaliante ma così cruda, tutto diventa diverso o almeno così dovrebbe essere. 

I panni sporchi si lavano in famiglia si diceva un tempo e invece ora la TV diventa un affare tra sorelle e tra fratelli. In prima serata va in scena l’amore fraterno della showgirl più amata dagli italiani che di colpo pare acquisire un’umanita’ di cui nessuno si era accorto. Ma perche? Perché dovremmo pensare che Belen non abbia lo stesso rapporto con sua sorella e suo fratello di una qualunque altra persona non famosa?!Perché dovremmo metterci a sbirciare i suoi abbracci e i suoi baci urlando al miracolo? perché non dovrebbe bastarci il fatto che Belen sia bella, sexy e affascinante, trascurando tutto quello che e’ tra le sue mura di casa? 

Ma soprattutto perché la TV dovrebbe diventare la casa della giornalista o della soubrette, intente a mettere in scena quello che in una festa tra amici va benissimo, fa sorridere e divertire, ma che francamente in onda pare squallido e davvero poco professionale? I giornalisti continuino a fare i giornalisti, gli chef continuino a fare gli chef e per tutti gli altri beh i cinque minuti di celebrità di Warhol credo bastino. Attenzione però perché poi danno alla testa! 

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